In che modo il medico può prevenire la violenza di genere
Il 25 novembre è stata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, chiamata anche violenza di genere. Nel 2024, più di 19mila donne si sono rivolte al Pronto Soccorso a causa di sintomi riconducibili a violenza, ma i casi sono sottostimati. Vediamo quale contributo possono dare i medici, non solo in ambito prettamente sanitario e clinico.
Quali sono gli strumenti con cui il medico può contribuire ad arginare questo problema?
Per una rilevazione precoce si devono identificare i segnali di violenza nelle pazienti per portare avanti una gestione, non solo clinica, appropriata, anche in assenza di evidenti lesioni fisiche. Si deve sensibilizzare il medico rendendolo consapevole del ruolo importante che può avere come primo interlocutore, questo anche grazie a corsi di aggiornamento, premendo sugli aspetti psicologici della violenza di genere.
Il medico di medicina generale ha un ruolo strategico in questo ambito?
Essendo sovente il primo professionista sanitario con cui la paziente entra in contatto, può svolgere un’importante ruolo di intercettazione precoce della violenza, rappresentando una figura di fiducia e continuità. Conoscendo i propri pazienti riesce a cogliere le sfumature dei comportamenti e dell’ambiente familiare in cui è inserito. Lo stesso vale per il ginecologo e per il pediatra (in caso siano presenti figli), anche se in modo meno marcato. Queste figure possono rappresentare la prima e, spesso, l’unica via d’uscita della paziente dall’isolamento.
Quali sono i segnali di violenza, anche indiretti, che possono essere colti?
Nella maggior parte dei casi le vittime non parlano apertamente del problema, ma ci sono alcuni segnali che possono essere colti. Insorgenza di ansia, isolamento, tristezza, depressione, perdita di peso, attacchi di panico, insonnia, mal di testa. Attenzione anche a un aumento anomalo degli accessi della paziente allo studio medico, senza una causa evidente e agli atteggiamenti ambigui da parte di eventuali accompagnatori. Ovviamente vi sono situazioni più esplicite come lesioni frequenti con incongruenza tra le ferite e la narrazione dei fatti.
Come deve agire il medico in caso sospetti episodi di violenza?
Deve avere un approccio disponibile, sensibile e non giudicante, promuovendo un ascolto attento e rispettoso, evitando pressioni, ponendo domande aperte e creando un ambiente sicuro per le vittime. Fondamentale la riservatezza, facendo in modo che nessuno, a parte la diretta interessata, assista al colloquio. Dopodiché si devono orientare i pazienti verso i servizi di supporto, interagendo con essi mediante un approccio integrato (forze dell’ordine, centri antiviolenza, servizi sociali). È presente un numero antiviolenza e antistalking (1522), gratuito e aperto 24 ore su 24, che può fornire supporto e dare informazioni importanti.
Come deve agire il professionista in caso di pericolo manifesto e immediato?
In questi casi (aggressione recente, timore della paziente con rischio per la sua vita) il medico deve badare alla sicurezza della paziente. Quindi deve contattare direttamente i servizi di supporto immediato come il 118 o il Pronto Soccorso e le forze dell’ordine.
Se invece fossero coinvolti anche minori?
In caso di violenza diretta o assistita la segnalazione andrebbe fatta anche alla Procura della Repubblica, al Tribunale dei minorenni.
Mentre in caso di sospetto di violenza senza che vi sia certezza?
In generale vanno segnalati tutti i reati perseguibili d’ufficio (lesioni gravi o gravissime, abusi su minori, maltrattamenti in famiglia) di cui si venga a conoscenza durante l’attività lavorativa, senza che sia necessaria la denuncia del paziente (può esserci ma non è obbligatoria). Se da parte del medico c’è una rilevazione diretta della violenza egli redige un referto, se invece il tutto viene riferito dalla vittima stessa o da terzi il professionista effettuerà una denuncia. Quindi anche in presenza di una violenza sospetta va effettuata una segnalazione.
A cosa va incontro il medico che effettua una segnalazione errata o non perseguibile d’ufficio?
Effettuando la segnalazione in buona fede, documentando i fatti attentamente in modo oggettivo e compilando correttamente la cartella clinica, la legge tutela il medico, in quanto tutto ciò avviene nell’interesse della paziente e adempiendo agli obblighi di legge. Il segreto professionale viene messo in secondo piano perché l’azione del professionista è stata portata avanti per evitare un danno più grave. In questi casi la Procura predisporrà l’archiviazione.
* di Alessandro Cabiddu, medico