Abbiamo parlato spesso, in questa rubrica, di Tik Tok, analizzando i trend, ovvero le tendenze che popolano la piattaforma. Oltre all’intrattenimento fine a se stesso, è possibile trovare contenuti utili, informativi e educativi.
Spesso però alcuni video virali innescano comportamenti tendenti al consumismo più sfrenato, spingendo utenti di tutte le età a spendere ingenti somme per oggetti superflui o dal valore discutibile. Passiamo in rassegna i temi più incisivi che fanno parte di questa categoria. Uno tra i trend più noti e controversi di TikTok è quello degli haul, ossia video in cui vengono mostrati enormi quantità di acquisti, spesso effettuati in un solo giorno.
Si tratta di articoli di fast fashion, make-up, elettronica o articoli per la casa: video che spingono gli spettatori a desiderare sempre di più, creando un flusso di acquisti compulsivi. Alcuni creator hanno ricevuto critiche per la promozione di prodotti di scarsa qualità o per l’acquisto esagerato di abiti, contribuendo all’inquinamento ambientale, dato che questi acquisti vengono spesso effettuati solo per registrare il video per poi finire in discarica.
Un’altra tendenza significativa è quella dei dupe (abbreviazione di duplicate, duplicato in inglese), ovvero copie economiche di prodotti di lusso. Da borse firmate a cosmetici, gli utenti di TikTok si sfidano nel trovare versioni a basso costo di articoli costosi, promuovendo aziende che sfruttano manodopera a basso costo.
Il fenomeno ha sollevato anche questioni etiche e legali, dal momento che molte di queste imitazioni violano brevetti e diritti di marchio. I video GRWM (Get Ready With Me, preparati con me in italiano) in cui i Tiktoker si preparano per la giornata mostrando abiti, accessori e trucchi di marca, sono diventati una vetrina per il lusso sfrenato. Influencer con migliaia di follower mostrano cosmetici da migliaia di euro o skincare routine da centinaia di dollari, creando aspettative irrealistiche e alimentando il desiderio di status attraverso il possesso materiale.
Da notare come talvolta vengano proposti video in cui sono mostrati trattamenti di bellezza che possono durare fino a quaranta minuti, applicando sulla pelle strati su strati di creme di bellezza, lozioni e unguenti. I video di Luxury Unboxing (spacchettamenti di lusso), in cui gli utenti mostrano l’acquisto di articoli di lusso come orologi, gioielli, borse o sneakers esclusive, hanno trasformato TikTok in un palcoscenico di status symbol.
Se da un lato questi contenuti generano ammirazione, dall’altro alimentano un senso di inadeguatezza in chi non può permettersi simili spese, creando una cultura dell’apparenza basata sulla materialità. Un trend recente che ha guadagnato popolarità è il restocking, ossia video in cui gli utenti mostrano il riempimento metodico di dispense, frigoriferi e cassetti con prodotti in eccesso.
Questo fenomeno spinge molte persone ad acquistare quantità esagerate di articoli, spesso non necessari, promuovendo un’idea di abbondanza che si trasforma in fattuale spreco. Segnaliamo, per completezza, anche un recente trend che si è diffuso apparentemente contrario al consumismo, il de-influencing.
In video di questo tipo, i content creator sconsigliano determinati prodotti, sostenendo che non valgono il loro prezzo. Tuttavia, molti tra i video finiscono per suggerire alternative altrettanto costose, trasformando un video che dovrebbe promuovere il risparmio in un’altra forma di marketing occulto. TikTok, con il suo algoritmo che favorisce i contenuti virali, ha amplificato il desiderio di possedere sempre di più beni materiali, dando importanza alla quantità esagerata piuttosto che alla qualità.
La cultura dell’iper-consumo promossa da molti trend può avere impatti negativi sia a livello psicologico, promuovendo ideali irrealizzabili di presunta opulenza, benessere e status sociale. Se da una parte questi video possono essere visti come semplici forme di intrattenimento, dall’altra è importante interrogarsi sul messaggio che veicolano e sulle conseguenze che possono avere sulle persone.
La consapevolezza e un approccio critico ai contenuti online diventano quindi essenziali per non cadere nel facile consumismo senza freni.
* di Giacomo Orsolino

