Il vaccino HPV: un importante strumento di prevenzione

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Il virus del papilloma umano (HPV) è responsabile della quasi totalità dei tumori della cervice uterina. Dal 2007 è presente un importante strumento per prevenirlo: la vaccinazione.

Ci può dare informazioni riguardo all’HPV e alla patologia che causa?

L’HPV è una famiglia di virus costituita da oltre 200 varianti che possono dare, in base alla tipologia, diverse malattie. Il contagio avviene soprattutto mediante una trasmissione sessuale, ma può essere causata anche dal contatto cutaneo. Nonostante l’infezione tenda a essere asintomatica o dia lesioni non pericolose (verruche cutanee), alcune patologie, come le verruche genitali (condilomi), possono evolvere, col tempo, in tumori uterini, genitali, anali e del cavo orale. Si stima che la maggior parte delle persone sessualmente attive lo contragga almeno una volta nella vita.

In che modo possiamo evitare il contagio di questo virus e, quindi, la comparsa dei tumori?

Essendo una malattia sessualmente trasmessa ovviamente se si riducono la promiscuità e i rapporti occasionali si riduce anche la probabilità del contagio. Poi sono importanti l’utilizzo di precauzioni e l’igiene personale, ma soprattutto il vaccino, il vero fulcro della prevenzione.

Com’è strutturato il vaccino e a chi viene consigliato?

Il vaccino anti-HPV stimola, attraverso un’iniezione intramuscolare, il sistema immunitario a riconoscere e neutralizzare le cellule prima che determini l’infezione cellulare. Contiene al suo interno nove ceppi dell’HPV (quelli più diffusi e correlati alle lesioni tumorali) prevenendo oltre il 90% dei tumori correlati al virus. In Italia lo schema vaccinale consiste nella somministrazione di due dosi (a distanza di sei mesi) in chi si vaccina prima dei 15 anni e di tre dosi (con intervalli rispettivamente di 0,2 e 6 mesi) se si inizia in una fase successiva. È raccomandato a partire dagli 11 anni di età, sia per le femmine sia per i maschi. L’età così bassa è importante perché si cerca di effettuare la vaccinazione prima che si sia avuto il contatto col virus, perché il vaccino risulta meno efficace per i ceppi che l’organismo ha già incontrato. Secondo gli studi la durata della copertura è di almeno sei anni, ma sono necessari ulteriori approfondimenti per valutare ulteriori richiami vaccinali.

Il vaccino è offerto gratuitamente dal SSN?

Sì, anche se possono esserci differenze tra regione e regione. In Sardegna è gratuito per i maschi e le femmine che hanno compiuto 11 anni, per le ragazze fino ai 25 anni e per i ragazzi fino ai 18 anni di età anche in quelle o quelli sessualmente attivi (determina una parziale protezione anche se si è entrati in contatto col virus in precedenza). È gratuito, per qualsiasi età, anche per le donne che hanno lesioni precancerose correlate all’HPV, per chi ha contratto l’HIV.

Questo tipo di vaccino ha effetti collaterali?

Il vaccino in questione, oltre che essere efficace, è anche particolarmente sicuro, con pochissimi effetti collaterali, tra l’altro transitori (rossore e dolore nel sito di iniezione, mal di testa, stanchezza, febbre, rare reazioni allergiche). La vaccinazione è fortemente consigliata ma purtroppo ancora poco diffusa. Basti pensare che a fronte di un target auspicabile del 95% la copertura completa risulta del 45% nelle ragazze e ancora più bassa nei ragazzi. Questo è dovuto a un’errata convinzione: che sia una patologia esclusivamente femminile. Vaccinando entrambi i sessi si limita ulteriormente la circolazione virale.

Per quanto riguarda il PAP-TEST, è anch’esso importante nella prevenzione?

Questo esame, costituito da un prelievo di cellule dalla cervice uterina e da una successiva analisi al microscopio, è fondamentale tanto quanto il vaccino. La differenza è che mentre il vaccino costituisce una prevenzione primaria, in quanto previene lo sviluppo della malattia, il PAP-TEST rappresenta invece una prevenzione secondaria, che ha lo scopo di intercettare un eventuale infezione in una fase precoce, consentendo di intervenire tempestivamente per la sua eradicazione.

L’esecuzione del vaccino esclude quello del PAP-TEST?

No, pur avendo una percentuale di efficacia elevata, il vaccino non esclude totalmente la possibilità di contagio. Inoltre nel vaccino sono presenti i ceppi più pericolosi, ma ve ne sono altri non inclusi che, seppur raramente, possono causare lesioni precancerose. Quindi l’esecuzione del PAP-TEST almeno ogni tre anni, a partire dai 25 anni di età, combinato con la vaccinazione aumenta notevolmente la prevenzione.

* di Alessandro Cabiddu, medico

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