Foto online: è bene proteggere i dispositivi utilizzati

Share Article

Nel nostro presente, scattare e postare foto è diventata un’attività quotidiana, quasi inconsapevole. Basta un tocco e un momento catturato dalla fotocamera del nostro smartphone si trasforma in un contenuto che può raggiungere amici, conoscenti o perfetti sconosciuti attraverso i social e App di messaggistica.

Però quello che spesso dimentichiamo (o che scegliamo di ignorare) è che una foto una volta inviata o caricata online, non risponde più al nostro controllo. Un file digitale come foto o immagini può essere copiato e archiviato senza perdere qualità, cosa che lo rende potenzialmente eterno. Anche se cancelliamo una foto da un profilo social, o da una chat, non abbiamo nessuna sicurezza che qualcun altro non l’abbia già salvata o addirittura diffusa.

Le piattaforme stesse, inoltre, mantengono copie dei file sui propri server per ragioni sia tecniche che legali, e molto spesso quando cancelliamo un contenuto non lo stiamo davvero togliendo ma lo stiamo semplicemente nascondendo alla visione degli altri utenti.

L’inconsapevolezza con cui inviamo foto private o le postiamo pensando che resteranno accessibili solo a una cerchia ristretta ci espone al rischio concreto che queste nostre immagini seguano direzioni inaspettate. Un amico potrebbe inoltrare uno scatto senza reali cattive intenzioni, magari su un’altra chat di gruppo, per scherzo o disattenzione, ma bastano pochi istanti perché un’immagine arrivi a chi non dovrebbe arrivare.

In situazioni conflittuali, come una separazione sentimentale, una foto intima può diventare un ricatto o uno strumento per ferire, anzi, distruggere. E ancora, i nostri pc, cellulari e account social non sono del tutto inviolabili. Un furto di telefono, un hacking o un accesso non autorizzato possono rendere pubbliche fotografie che volevamo tenere segrete.

Inoltre non è trascurabile il fatto che ciò che oggi condividiamo con leggerezza e che sembra innocuo potrebbe assumere connotati diversi in un prossimo futuro. Una foto scattata in adolescenza, magari ironica o provocatoria, può riemergere anni dopo e diventare motivo di imbarazzo o essere deleteria in un contesto professionale o pubblico. Ovviamente sarebbe controproducente vivere con l’angoscia e l’ansia di vedersi gli account bucati (hackerati) o con la costante paura di essere traditi dalle persone a noi vicine.

Però è importante porsi dubbi. Per proteggere davvero la propria privacy non basta affidarsi alla cancellazione dei contenuti o alla fiducia nel destinatario. Serve una consapevolezza preventiva, un pensiero in più prima di premere su invia o su pubblica. Potrebbe essere utile interrogarsi se saremmo disposti a vedere quell’immagine appena postata circolare liberamente: ci sentiremmo a nostro agio nel caso in cui finisse sotto lo sguardo del nostro capo? Si deve considerare realisticamente che un file digitale può avere una vita molto più lunga di quella che immaginiamo, viene pubblicata una foto e poi rimane lì, non un giorno o un mese ma potenzialmente per sempre. Ridurre la quantità di foto private che diffondiamo è già di per sé una strategia di protezione molto valida.

Naturalmente esistono strumenti che possono offrire una maggiore sicurezza, come le applicazioni di messaggistica di crittografia end-to-end, (come whattsapp) che impediscono a esterni di leggere o intercettare i contenuti condivisi Tuttavia nemmeno queste soluzioni eliminano il rischio principale, che fondamentalmente è sempre riconducibile alla variabile umana.

Chi riceve una foto può salvarla, duplicarla o mostrarla ad altri. La fiducia nel destinatario è fondamentale sì, ma non sufficiente. È altrettanto importante proteggere i dispositivi utilizzati, mantenendo aggiornati i sistemi operativi, usando password efficaci e attivando l’autenticazione a due fattori su account e dispositivi, così da ridurre drasticamente le possibilità di accessi non autorizzati.

* di Giacomo Orsolino

You might also like

#Mindey

@mindey