Il 31 gennaio si è tenuta, all’Hospitalis Sancti Antoni di Oristano, la presentazione del nuovo libro di Bruno Bignami intitolato Dare un’anima alla politica, docente dell’Università Gregoriana di Roma, scrittore e direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e del lavoro della CEI.
* di Fabrizio Sanna
Il dibattito è stato impreziosito dagli interventi di Maria del Zompo, ex rettrice dell’Università di Cagliari, e di Gianmario Demuro, docente di Diritto Costituzionale nella stessa università. L’incontro, organizzato da Azione Cattolica, MEIC, Movimento dei Focolari e altre associazioni del territorio e coordinato da Stefano Pinna, è stato il primo incontro di un ciclo intitolato Dialoghi oltre le mura, iniziativa che ha lo scopo di creare uno spazio di dibattito tra i cittadini sul tema della crisi della politica.
Il punto di partenza è stata la consapevolezza dell’attuale scarsa partecipazione dei cittadini alla vita democratica: più della metà degli aventi diritto al voto non si reca alle urne. Questo è il motivo per cui libri come quello di don Bruno Bignami sono importanti: per ridare un’anima alla politica, riscoprirne i fondamenti. Il primo elemento chiave di cui si è discusso è il legame tra fraternità e politica. Non si è soliti pensare a questo binomio: il politico, pensiamo spesso, è colui che ha il potere e che sa gestirlo per governare.
Delle tre parole chiave della Rivoluzione Francese, ovvero Libertà, Uguaglianza, Fraternità, solo delle prime due si è discusso diffusamente: certamente della libertà, considerata centrale nell’impostazione delle nostre società liberali. Altrettanto dell’uguaglianza: si pensi all’attenzione dedicata a essa dalla riflessione del socialismo. Ma la fraternità sembra che sia stata dimenticata; eppure non può esistere politica autentica se non valorizzando le persone, dando loro spazio, facendoci prossimi a loro, operando cioè con fraternità e tenerezza.
Concetti scritti in filigrana anche nella nostra Costituzione: l’uomo ha una doppia dimensione, è sia persona che contesto nel quale vive. Egli ha doveri di solidarietà verso gli altri, in tutti gli ambiti (scuola, famiglia, società…) in cui è immerso. Se la politica è in crisi, ciò è dovuto al fatto che è in crisi il concetto di comunità.
Come poter rimediare a questa situazione? Come creare una politica che costituisca reti tra le persone per superare la frammentazione sociale e politica di una società sempre più individualistica? Per costruire reti e legami tra le persone occorre anzitutto un certo tipo di sguardo sulla realtà, imparando anche dall’esempio di quei modelli citati nel libro di don Bignami (tra cui ricordiamo Tina Anselmi, Giorgio La Pira, David Sassoli, per fare solo qualche esempio), che hanno dedicato la propria esistenza a una politica intesa come capacità di disegnare il mondo che vogliamo: persone che non si sono impegnate per la società e il prossimo solo spinte da alte idealità, ma che si sono sentite chiamate ad agire colpite e interpellate da quel prossimo che hanno incontrato e da una realtà che desideravano profondamente diversa e più umana.
Importante, al convegno, è stata la presenza di molti giovani, studenti delle scuole superiori, invitati a partecipare in tutti i contesti a fare politica, a realizzare quel bene comune che richiede la partecipazione di tutti. Perché è la vita delle persone che dev’essere al centro della politica, prima degli alti ideali.


