Il percorso rituale dell’ordinazione presbiterale, credo sia tra i più suggestivi dell’intera Liturgia. I gesti e le parole che, ancora una volta, sono risuonati durante l’ordinazione presieduta dal nostro Arcivescovo in Cattedrale e nelle due prime Messe, a Bauladu di don Francesco e a Bonarcado di don Marco, alle quali ho avuto la gioia di partecipare, hanno coinvolto i tantissimi fedeli (preti e laici) presenti in questo grande evento.
* di Tonino Zedda
Oltre al rito liturgico ci sono anche alcuni piccoli segni che hanno il fascino di prenderti il cuore; tra questi ce n’è uno molto intenso che, pur non provenendo dalla Liturgia, veicola una serie di significati profondi che ormai, a buon diritto, fanno parte del rito della prima Messa. Mi riferisco al gesto di benedire il novello sacerdote col grano e la successiva rottura del piatto. È stato ripetuto anche a Bauladu e a Bonarcado: la prima benedizione spetta alla madre che gettando, in forma di croce, il grano sul capo e sulla persona del proprio figlio sacerdote, invoca per lui ogni grazia del cielo; quindi la benedizione si ripete, durante la processione: ci si ferma ogni volta per riceverlo con gioia e umiltà.
Questo arcaico rito proviene dal contesto matrimoniale: la madre augura fecondità e benessere alla figlia che, fino a quel momento ha nutrito e fatto crescere; e che ora esce di casa per trovare un’altra famiglia, un marito, che le offrirà il calore e la fecondità di una nuova comunità. Il grano gettato sulla persona diventa simbolo di fecondità e di pane, il piatto viene rotto perché ormai non serve più: altri piatti saranno riempiti nella nuova casa.
Nel caso del prete novello, chiaramente, il significato simbolico è in parte diverso: il grano richiama il pane, il piatto il calice. Il grano è stimolo non tanto a cercare sostentamento e ragioni di vita, ma è richiamo a essere pane per i fratelli, secondo la parola di Gesù che disse ai discepoli: date voi stessi loro da mangiare. La missione del prete non cambia: non solo deve dare il pane ma deve essere quel pane. Il piatto rotto poi evoca gratuità e fragilità: il prete è solo un fratello chiamato a una missione più grande di lui, un uomo consapevole di avere un tesoro, in un fragile vaso di coccio.
Vi auguriamo, carissimi don Francesco e don Marco di essere come il pane, pronti a saziare la fame della Chiesa e del mondo.

