La valutazione della saturazione dell’ossigeno nel sangue ha avuto notevole risonanza durante la recente pandemia. Tuttavia il suo valore è fondamentale per valutare differenti malattie dell’apparato cardiocircolatorio e respiratorio ma anche lo stato di salute generale del paziente.
Quali informazioni ci fornisce la saturazione dell’ossigeno nel sangue?
Il valore della saturazione è un indice che rileva, in percentuale, la quantità di ossigeno trasportato dai globuli rossi presenti nel sangue e quindi negli organi, utile per valutare la funzionalità respiratoria di un individuo ma anche altre molteplici patologie.
In che senso?
Al contrario di quanto si creda la saturazione ci può indicare non solo la probabile presenza di malattie respiratorie (asma, bronchite cronica, BPCO, polmonite, apnee notturne) e l’esposizione a inquinanti in ambienti lavorativi, ma anche condizioni più generali. Questo perché l’ossigeno è trasportato mediante il sangue e qualsiasi situazione in cui vi è una perdita ematica (emorragie) o dei globuli rossi che lo trasportano (leucemie), comporta una riduzione della saturazione.
Quando è necessario misurarla?
È uno dei parametri vitali (insieme alla pressione arteriosa, alla temperatura corporea, alla frequenza cardiaca e respiratoria), e solitamente si misura quando una persona non è in buona salute o comunque riferisce stanchezza, malessere generale, difficoltà respiratoria, aumento della pressione, della frequenza cardiaca e respiratoria, stato confusionale.
In che modo si misura la saturazione di ossigeno nel sangue?
La valutazione più precisa si effettua mediante un metodo invasivo, l’emogasanalisi. Consiste nel prelievo diretto del sangue mediante un’arteria (solitamente quella radiale del polso), che verrà poi utilizzato per ottenere molteplici informazioni. Lo strumento più pratico da utilizzare anche a domicilio si chiama saturimetro (o pulsiossimetro). La maggior parte dei saturimetri ci danno informazioni anche sulla frequenza cardiaca.
In che modo agisce il saturimetro?
È un dispositivo non invasivo a forma di pinza all’interno del quale si pone un dito, solitamente l’indice. Si può utilizzare anche il lobo dell’orecchio mentre nei neonati si utilizza il dito del piede. Un lato del saturimetro è dotato di diodi che emettono fasci di luce infrarossa che, trasmessa attraverso i tessuti, giungono all’altro lato del saturimetro il quale, grazie a rilevatori e a un’unità di calcolo ci indica la percentuale di emoglobina (proteina dei globuli rossi) legata all’ossigeno. Il valore indicato non è istantaneo ma ci indica il valore percentuale calcolato nell’arco di 3-10 secondi durante il battito cardiaco. Lo strumento non discrimina sul tipo di gas che lega l’emoglobina in quel momento ma, essendoci nell’aria che respiriamo l’ossigeno, capiamo che l’emoglobina è legata a esso. Se, al contrario, in una stanza ci dovesse essere monossido di carbonio, la saturazione sarebbe comunque elevata (anche perché esso ha un’affinità maggiore rispetto all’ossigeno), ma le conseguenze sarebbero ben diverse. Il tutto per sottolineare che bisogna sempre contestualizzare.
Abbiamo altri svantaggi nell’utilizzo del saturimetro?
Sì, ci sono situazioni in cui la rilevazione della saturazione risulta difficoltosa: in caso di vasocostrizione periferica dei capillari in quanto arriva poco sangue alle dita; in presenza di anemia e movimenti del pz.; unghie smaltate, soprattutto gli smalti di colore scuro perché schermano la luce infrarossa emessa dal saturimetro; presenza, nel sangue di blu di metilene, una sostanza utilizzata per curare la metaemoglobinemia, una malattia del sangue causata dall’ingestione di farmaci o sostanze chimiche.
Quali sono i valori normali di saturazione?
I range sono i seguenti: tra il 99% e il 95% i valori sono normali; tra il 94% e il 91% si ha lieve ipossiemia (quantità bassa di ossigeno nel sangue); tra il 90% e l’86% moderata ipossiemia; valori uguali o inferiori all’85% severa ipossiemia.
Ci spiega, brevemente, l’utilizzo dell’emogasanalisi?
Esso, come detto prima, è un esame che, attraverso un prelievo ematico, ci indica la concentrazione di ossigeno e di altre componenti del sangue. È più invasivo della semplice saturazione ma ci dà più informazioni, utilizzabili in molteplici malattie, non solo polmonari e cardiologiche. Può essere considerato come un esame salvavita, in quanto consente di intervenire tempestivamente in caso di patologie gravi.
* di Alessandro Cabiddu, medico

